L’indipendenza nella consulenza finanziaria non è semplicemente un modello di business, ma un vero e proprio presidio di utilità sociale a tutela delle famiglie e dei risparmiatori.
Recentemente, questo tema è tornato al centro del dibattito istituzionale grazie all’audizione in Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario da parte delle associazioni dei consulenti autonomi (Nafop) e delle società di consulenza finanziaria (Assoscf).
In un approfondito articolo firmato dal giornalista Gianfranco Ursino su Il Sole 24 Ore, vengono evidenziati i punti chiave emersi durante l’incontro al Senato, che delineano le storiche battaglie della categoria e le riforme necessarie per il settore.
L’importanza sociale e la trasparenza soggettiva
La consulenza fee-only (remunerata esclusivamente a parcella dal cliente) rappresenta l’unico vero argine alle pressioni commerciali e ai conflitti di interesse tipici della distribuzione finanziaria tradizionale.
Come spiegato nell’analisi di Gianfranco Ursino, i rappresentanti della categoria hanno rivendicato la necessità di modificare il Testo Unico della Finanza (Tuf) per sostituire la denominazione legale di “consulenti autonomi” con quella di “consulenti finanziari indipendenti”.
Questo cambiamento non è formale, ma sostanziale: serve a eliminare ogni ambiguità agli occhi dei risparmiatori, distinguendo chiaramente chi opera in assenza di conflitti di interesse da chi lavora su mandato di reti distributive di matrice bancaria.
Il paradosso fiscale: la barriera dell’IVA al 22%
Il secondo grande tema sollevato riguarda la neutralità fiscale, un fattore che incide direttamente sulle tasche dei privati che scelgono la trasparenza.
Attualmente si registra una forte disparità di trattamento:
· La consulenza indipendente è gravata dall’IVA massima al 22% applicata sulla parcella del professionista, trasformandosi in un pesante disincentivo per il cliente privato.
· La consulenza bancaria tradizionale, essendo direttamente collegata o accessoria al collocamento e alla vendita di prodotti finanziari (e remunerata tramite le commissioni di gestione dei prodotti stessi), beneficia dell’esenzione IVA per i servizi di intermediazione.
Per superare questo paradosso e rendere il servizio accessibile a una platea più ampia (e non solo ai grandi patrimoni), Nafop e Assoscf hanno chiesto al legislatore un regime IVA agevolato e l’introduzione di misure di deducibilità o detraibilità fiscali dei costi di consulenza per le persone fisiche, riconoscendo la valenza sociale ed educativa della professione.
Economia reale e nuovi asset
L’audizione ha inoltre toccato la necessità di definire linee guida chiare e trasparenti per la consulenza sugli investimenti illiquidi (private equity, venture capital, club deal) gestiti da soggetti vigilati, e ha evidenziato l’opportunità di un maggiore coordinamento europeo (Mifid e Micar) sulle criptoattività, ambito in cui le Authority continuano a raccomandare la massima prudenza per la clientela retail.
Favorire lo sviluppo della consulenza pura e abbatterne i costi di accesso fiscali è un passaggio fondamentale per proteggere stabilmente il risparmio privato e canalizzarlo con efficienza verso lo sviluppo economico del Paese.
Fonte: Il Sole 24 Ore, Ottobre 2026
Articolo di Gianfranco Ursino
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